06 Gennaio 2010
Intervista ad Andrea Bargnani (Corriere dello sport web)
ROMA, 5 gennaio - Quando ha toccato il cielo con un dito non era perché lui cresceva e i pantaloni si accorciavano. Quando ha toccato il cielo con un dito aveva 21 anni e sfidava l’America. Andrea Bargnani from Italy, quello che in Nba ha aperto un filone tricolore. Ha gambe lunghe e sottili che reggono in equilibrio tutti quei centimetri. Benedetta altezza che lo ha portato così in alto e così lontano. E con le ragazze non è mai un problema, anzi, uno così piace. Altezza mezza bellezza e tutta fortuna, per questo giovane uomo che ha realizzato il sogno di restare ragazzo per sempre, un privilegio che appartiene a chi vive giocando. Anche se proprio un pezzo della sua giovinezza è il caro prezzo che ha dovuto pagare; ma ha soddisfatto le sue ambizioni, sistemato economicamente la famiglia e controllato quella timidezza che come un’ombra gli cammina addosso e che ha imparato a soffocare con la rabbia e la voglia di arrivare in alto, in quello spicchio di cielo che altro non è che un cielo a spicchi, che ama anche se lo fa stare in apnea, lo affatica, lo stanca, lo sbatte da un capo all’altro dell’America e gli impone di dormire ogni volta che può. E quando si ferma un attimo e respira, si concede qualche locale, un po’ di musica e anche una discoteca, ma a ballare no, non è capace e poi sai che fatica...
LA FAMIGLIA E LA SUA VITA A TORONTO - Fuori del campo è un timido che a 17 anni è andato via di casa, consapevole ma non per questo senza sofferenza. «Mi pesava stare lontano da Roma e da mia madre; però mi divertivo. La timidezza l’ho un po’ superata giocando, mi hanno aiutato gli allenatori, la voglia di arrivare, la rabbia». A Toronto non è solo, c’è il fratello più piccolo, che studia all’Università e vive in un appartamento nel suo stesso palazzo. «Di fare a botte abbiamo smesso da tempo... Sarebbe pericoloso se lo facessimo ancora, io peso 120 Kg, lui 110, ci faremmo male. Insieme, invece, giochiamo alla play station. A Toronto sto bene. Dopo le partite con i compagni di squadra andiamo nei locali dove c’è musica. Vado anche in discoteca ma non ballo. Non lo so fare e soprattutto non ne avrei voglia, sai che fatica! Ho ritmi così incasinati, viaggio sempre. Quando parte il campionato vivo in apnea. Così quando posso dormo, anche tre ore il pomeriggio».
L'AMORE - Della casa Andrea non si occupa e nemmeno della cucina: per una cosa dice che non ha tempo, per l’altra che non lo sa fare. Così mangia in un ristorante o compra il cibo pronto oppure il suo amico ristoratore gli manda un cuoco a casa a cucinare per lui. E mangia tantissimo, fino a 250 grammi di pasta a pranzo e cena. Dell’Italia gli manca soprattutto il clima: «Qui si arriva a -20, -30 gradi, è dura. Si passa di garage in garage». È fidanzato e non ha un ideale di donna. Meglio mora, però, e l’altezza non è un problema: «Alle ragazze piace quello molto alto».
IL PRIVILEGIO - Il calcio lo annoia, non è mai stato allo stadio, dopo 20 minuti una partita lo fa addormentare. Non ha mai fumato uno spinello e a scuola andava bene. «Mi è mancato molto lo stare in classe con i compagni. Niente feste, niente gite, mi è pesato tanto. Non ho vissuto la mia età, tra i 14 e i 20 anni, ho perso molte cose di quel periodo. Certo, poi ti rifai: io gioco a basket e i miei coetanei lavorano».
I SOLDI - Giovanissimo, guadagna tanti soldi. «Stanno in banca e ogni tanto ci vediamo. Ho comprato case. Vorrei acquistare una macchina, poi me ne dimentico, perché in realtà non mi interessa. Però sono contento di aver dato una sicurezza economica alla mia famiglia».
LA CARRIERA - Da grande vuole: «migliorare e vincere e poi finire la carriera in Italia. A Roma, magari! Ma sono così giovane, cambio idea ogni due minuti». Nessun segno particolare e nessun tatuaggio. «Però i tatuaggi mi piacciono, eccome, ma sono così chiaro di carnagione che sembrerebbero macchie di sporcizia».
Valeria Ancione

















